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L’Indonesia e l’eterna alba.

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In quest’isola non c’è differenza tra alba e tramonto.
Si alternano senza soluzione di continuità: il giorno e la notte sembrerebbero soltanto spazi sospesi, col fiato trattenuto, tra una nuova alba e un nuovo tramonto, in una rincorsa infinita.
Ma non è così.
La libertà è un fiore prezioso e delicato, devi coltivarlo ed alimentarlo, devi evitare che muoia.
Devi riempire quegli spazi sospesi con la tua dedizione.
Le albe e i tramonti continueranno a rincorrersi, ma tu morirai: non puoi permetterti di dimenticarlo, o continuerai a vivere in apnea.
È difficile, ma è l’unico modo per poter dire di aver vissuto, prima di morire.

La nuova classe media globale

Sono qui a Rio De Janeiro da ormai più di due settimane, per lanciare il mio portale di appartamenti turistici www.MyRioApartments.com, parte del network Adormo.com.

Amo moltissimo il Brasile, un paese che ho conosciuto grazie al mio amico Gianluca.

Perché ho deciso di lavorare in paesi come il Brasile (dove sono ora) e la Cina (dove andrò a breve)?

Lula, Obama e Dilma Rousseff. Foto Ricardo Stuckert/PR

Il fatto è che sono convinto che i paesi BRIC e i Next-Eleven (N-11) possano diventare il vero motore dell’economia mondiale nei prossimi anni. La globalizzazione, internet e lo sviluppo delle comunicazioni hanno fatto sì che molti paesi, pur essendo più poveri rispetto ai “developed markets”, possano affacciarsi sulla scena economica globale, forti di costi minori, anche per quanto riguarda le risorse umane più qualificate.

Il mondo di una volta, in cui i sudamericani coltivavano canna da zucchero con i piedi nel fango e i bambini cinesi cucivano palloni per noi ricchi del mondo, scomparirà poco alla volta per lasciare posto ad una economia basata sui consumi globali. Gli operatori sanno che per aumentare i consumi globali è necessario far sì che un brasiliano o un cinese possano permettersi di spendere denaro.

Non è un caso che le recenti crisi finanziarie internazionali (che, oltretutto, hanno colpito i paesi BRIC e N-11 soltanto in modo molto marginale) siano state caratterizzate da una forte contrazione nei consumi. L’economia internazionale ha bisogno che anche gli altri quattro quinti del pianeta possano permettersi un’auto, un televisore LCD o un cellulare.

L’idea che sta dietro a questo processo è quella della nascita di una nuova classe media globale, con redditi nell’ordine dei 10.000 $ annui. Non sono un economista, ma quando ho letto i report di Goldman Sachs, in cui si parlava di “BRICS as drivers of global consumption” e di un mondo più equo, ho capito che questo cambiamento stava già avvenendo, e che non poteva più essere fermato. E soprattutto che l’idea di un mondo più equo non era più solo nelle parole di qualche rivoluzionario, ma negli auspici di una delle più grandi banche d’affari internazionali.

Purtroppo questo processo potrebbe creare problemi nelle economie più sviluppate, compresa l’Italia, a causa della concorrenza dei paesi in via di sviluppo, capaci di competere sempre più ad armi pari e col vantaggio di costi inferiori. Si potrebbe obiettare che ciò potrebbe essere moralmente non così sbagliato: per centinaia di anni noi “occidentali” abbiamo rubato risorse al resto del mondo, concedendo in cambio solo briciole. Ma non è questo il punto.

Le attuali difficoltà economiche vanno considerate, secondo me, come una fase in divenire: con la crescita dei redditi nelle economie in via di sviluppo, la competizione sui costi si allenterà, dando maggiore respiro alle economie del vecchio continente e del Nord America. Inoltre, e questo è il dato più importante sottolineato da Goldman Sachs, il maggior potere di spesa della nuova classe media globale (solo India e Cina hanno una popolazione di più di due miliardi di persone) darà modo ai paesi con produzioni d’eccellenza (l’Italia tra questi) di vendere prodotti e servizi in questi nuovi, sterminati mercati. Quindi, la crescita delle economie in via di sviluppo darà modo alle economie sviluppate di uscire dalla attuale crisi da scarsità di domanda: il processo in atto conviene a tutti.

Per cogliere le opportunità nascenti da questa “seconda globalizzazione”, però, dovremo investire in innovazione e sui giovani, ovvero due cose che l’Italia non sta facendo.

Ecco quindi qual è il futuro dei flussi commerciali mondiali: non più soltanto vendere agli europei prodotti cinesi o brasiliani, ma vendere ai cinesi o ai brasiliani i prodotti d’eccellenza europei. In un mondo più equo. Ecco perché sono partito, per partecipare a questa silenziosa rivoluzione senza armi, a questa ondata di ottimismo e fiducia che qui, dall’altra parte della barricata, è palpabile, nonostante i problemi tipici di ogni paese in via di sviluppo. E per sfuggire alle lagne di un paese in cui “c’è la crisi” è diventato, purtroppo, un luogo comune al pari di “non ci sono più le mezze stagioni”.

 

Ubuntu Netbook Remix

Per chi ha esigenze di connettività anche quando si trova fuori dall’ufficio, i netbook come l’Asus eeePC o l’Acer Aspire One rappresentano un ottimo compromesso tra i più ingombranti notebook e i meno flessibili smartphone. Quando uscirono i primi netbook,  i sistemi operativi disponibili erano l’ormai vecchio Windows XP (Vista è troppo pesante per un netbook) o alcune distribuzioni Linux “minoritarie” (come Xandros) che non hanno quindi alle spalle una grossa comunità di sviluppo.

Ormai la situazione è nettamente migliorata sia sul fronte Microsoft che Open Source: nel frattempo infatti è uscito Windows 7, che come tutti sanno è meno assetato di risorse mentre Ubuntu, la più famosa e attiva distribuzione Linux, (basata su Debian e con repository sempre aggiornatissimi) è uscita in una versione appositamente dedicata ai piccoli schermi dei netbook: si tratta di Ubuntu Netbook Remix.

La differenza principale rispetto alla versione standard di Ubuntu è nel menu di avvio, che in pratica occupa tutto il desktop con una serie di tab e di icone grandi e quindi ben visibili anche su monitor di ridotte dimensioni. Inoltre si tratta di un sistema operativo che richiede pochissimo spazio su hard disk, perfetto quindi anche per i primi eeePC 700 G4, con ssd da 4 gigabyte.

Ubuntu Netbook Remix è molto stabile, essendo basato su Ubuntu ha una grandissima disponibilità di driver: probabilmente potrete collegare tutte le vostre periferiche scoprendo con piacere che già funzionano senza dover installare nulla, come è successo con la mia Vodafone Internet Key prodotta da Huawei.

L’altro vantaggio è che Ubuntu (e quindi anche la versione Netbook Remix) ha dei repository (archivi di programmi che è possibile scaricare e installare) veramente molto forniti, in pratica sarà possibile trovare qualsiasi software Linux in versione già ottimizzata per la distribuzione Ubuntu e installarlo con un paio di click.

Chi preferisce KDE al posto di Gnome come ambiente grafico, può dare un’occhiata a Kubuntu Netbook Remix, ovvero la versione di Kubuntu per Netbook. La caratteristica del Netbook Remix, rispetto alla versione standard di KDE, è che l’interfaccia Plasma Netbook shell prevede due schermate: una per il lancio di applicazioni (come in Ubuntu Netbook Remix) e l’altra dedicata ai widgets (caratteristica importante di KDE 4). Di seguito i due screenshot relativi.

Sono tornato

Dopo un “periodo di prova” nel nuovo lavoro, sono tornato dove ero prima. In pratica ho curato solo la fase di start-up del nuovo progetto. Per chi volesse curiosare, i dettagli sono qui: www.suamiseafood.com.

UPDATE 12/09/2008: Ho notato che il sito ormai è un po’ cambiato rispetto a come l’avevo impostato io… auguro ai ragazzi di Suami buon lavoro!

Ho cambiato lavoro

Ho cambiato lavoro, ieri il primo giorno nel nuovo posto. Sono tornato dall’Umbria a Roma, in un settore quasi totalmente nuovo per me (food). Nuove sfide, nuove responsabilità e tanto da fare. Farò pochissima attività come ufficio stampa, ma molta di più a livello di marketing, advertising e PR. Inoltre avrò un ruolo nella società che mi porterà ad avere anche mansioni non direttamente correlate alla comunicazione d’azienda. Ce la metterò tutta. Prometto di aggiornare la pagina del mio profilo personale entro breve, magari quando riuscirò a trovare un po’ più tempo…

Eccomi qua

Eccomi qua…

Benvenuti nel mio blog.

Intanto mi presento: faccio il Communications Officer in un gruppo imprenditoriale umbro e in vari altri enti, cioè in parole povere faccio comunicati stampa, eventi, gestione siti internet, progetti grafici e audio/video, campagne pubblicitarie e così via. Prima di questo ho fatto il giornalista pubblicista e ho dato una mano nello staff comunicazione di un paio di uomini politici di Roma.

Inoltre faccio una gran quantità di altre cose, come ascoltare e produrre musica elettronica, leggere libri, scrivere, dipingere e fotografare.

Ho molti amici, alcuni da parecchi anni. Ho anche amiche donne, anche se secondo qualcuno è impossibile.

A quanto pare questo è il mio primo blog con il nome vero.

In passato ne ho avuto uno personale e un altro dove posto commenti sulla politica italiana e internazionale, entrambi con un nickname di fantasia.

Qui invece ci metto la faccia (beh, più che altro il nome… al momento devo ancora uploadare la mia foto).

Per il resto sono reperibile su Myspace, Facebook, Twitter, Linkedin e forse anche altrove, ora mi sfugge. In IM sono su Messenger e Skype.

Farò il bravo, prometto, è metterò tutti i link sulla sidebar…